Purity – J. Franzen

Categorie Narrativa straniera, Recensioni

I romanzi di Franzen sono strani, almeno per me. All’inizio non mi prendono mai. Sono complessi, intrecciano storie apparentemente senza collegamento. Sono lunghi, con pagine e pagine occupate da grandi riflessioni e descrizioni, più che di azione. Insomma, il rischio di lascarli lì è sempre dietro l’angolo. Eppure, li finisco sempre.

E “Purity” rispetta questo canovaccio: iniziamo con la descrizione di una ragazza, Purity appunto (detta Pip), con una madre mezza matta e un lavoro più che precario, che sembra descrivere la classica neolaureata alle prese con le difficoltà tipiche della sua generazione: pochi soldi, molti problemi, lavoro non appagante e stipendio ridicolo. Poi ci spostiamo in Germania, prima del crollo del muro di Berlino, e proprio nella capitale tedesco troviamo Andreas Wolf, giovane tedesco che diventerà poi un hacker (o meglio: un leaker, cioè rivelatore di segreti) di fama mondiale. Il registro cambia, la narrazione pure, e il lettore si trova spiazzato. Ma queste giravolte sono tutte, in realtà, unite da un segreto filo rosso: quello della figura del padre. Tutti i personaggi, Purity per prima, hanno una vita segnata, in un modo o nell’altro, dal rapporto con la figura paterna.

La genitorialità come qualcosa di inevitabile, come rapporto indissolubile con una persona che non puoi scegliere, ma che c’è, è lì, pronta a volerti bene. E quindi si arriva anche volentieri alla fine di Purity, lo si legge volentieri, perché le diverse storie non sono altre che esperienze di questi rapporti, e di come questi rapporti sfidano la nostra libertà e il nostro giudizio. Storie a volte ironiche, che strappano un sorriso, altre volte più drammatiche: Franzen è un maestro degli stili, un direttore d’orchestra che sa il momento esatto in cui passare da un suono all’altro, da uno strumento all’altro. In conclusione abbiamo un bel libro, di un grande scrittore americano contemporaneo, che ci restituisce uno sguardo sfaccettato sui tanti modi in cui, a partire da un “tu”, si può arrivare a dire “io”.

Matteo Colombo

 

 

 

 

 

 

 

 

Purity – Jonathan Franzen (2016, traduzione italiana di S. Pareschi, Einaudi, 642 pagine)

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