NOVE RACCONTI – J.D SALINGER

Categorie Narrativa straniera, Recensioni

L’autore de “The Catcher in the Rye” (tradotto nella versione italiana con “Il giovane Holden”) pubblica, pochi anni dopo il capolavoro che l’ha reso famoso in tutto il mondo, questa raccolta di nove, brevi, racconti. Sarà l’ultimo libro pubblicato: da quel momento, Salinger si chiuderà in sé stesso, rinunciando alle luci della ribalta e alla fama, senza più scrivere nulla o rilasciare interviste.

Sulle motivazioni dietro a questa scelta tanto si è scritto. Di certo, nei “Nove racconti” emerge tutta la personalità di un uomo che sta vivendo – e che ha vissuto – un forte conflitto interiore. Salinger sembra non avere troppa fiducia nell’umanità, anzi, se non per i giovani e i bambini, protagonisti indiscussi della sua narrativa. Anche in questi racconti, le figure più lucide e determinanti sono proprio quelle dei bambini, guardati però dal punto di vista degli adulti – a differenza, invece, di quanto accadeva ne “Il giovane Holden”, nel quale era un ragazzo che guardava il mondo degli adulti.

Di cosa parlano questi racconti? Dal primo (“Un giorno ideale per i pesci-banana”) all’ultimo (“Teddy”), a tema c’è prima di tutto il dramma del vivere, espresso non i toni lamentosi, né attraverso profondi ragionamenti o laceranti storie d’amore e di morte, ma nella semplice constatazione di quanto la vita di ogni giorno può essere abitata da un vuoto che non lascia tregua. Un vuoto che non è fatto di parole, ma che è il riconoscimento di aver perduto qualcosa, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Cosa è andato perso? L’autore non dà una risposta, ma suggerisce – forse – un cammino: nell’ultimo racconto, il giovane bambino prodigio commenta: “La gente crede che le cose finiscano a un certo punto. E invece no. (…) Se le cose sembra che finiscano a un certo punto, è solo perché la gente di solito non le sa guardare che in quel modo”. Nel crescere, nel diventare adulti, c’è il rischio di perdere un modo di guardare alle cose, alla realtà, a ciò che succede. Un modo che catalogo tutto, che mette in ordine la vita –  o che almeno ci prova. E chi, adulto, si riscopre bambino, cioè portatore di uno sguardo diverso, corre il rischio di sentirsi anche solo, o sbagliato, perché non capisce da dove provenga quel suo bisogno, quel suo desiderio, quella sua insoddisfazione. Il dramma è qui: nel vivere un desiderio senza sapergli dare un nome, nel ricordare senza saper dare volto e carne a ciò che si ricorda, a ciò che si desidera.

La semplice e meravigliosa poetica di questi racconti ci riporta, con effetti a volte stordenti, a questa “prima” lucidità, alle contraddizioni che spesso abitano la nostra vita borghese e che ci rifiutiamo di vedere, occupati come siamo a incasellare la nostra vita con le “giuste” categorie. E Salinger, adulto bambino, dopo aver messo la parola fine a questi nove racconti, ha forse realizzato che stava cercando di comunicare l’incomunicabile, e ha abbandonato la scrittura. Peccato: proprio dai suoi capolavori possiamo riguadagnare quel suo stesso desiderio, quella voglia di riempire il vuoto che ci abita, guardando prima di tutto con pietà alla nostra vita, quella pietà che per primi ci insegnano i bambini.

Matteo Colombo

I NOVE RACCONTI – J.D. SALINGER (2014, prima ed. originale 1953, Einaudi editore, traduzione italiana di C. Frutteto, 230 pagine)

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