Il racconto dell’ancella – M. Atwood

Categorie Narrativa straniera, Recensioni

“Il racconto dell’ancella” è un romanzo distopico. Immagina una società alternativa, dai tratti evidentemente teocratici, nella quale le poche donne fertili rimaste sono trattate come bestie da riproduzione. È questo il ruolo delle ancelle, una delle quali è la voce narrante di questo romanzo.

Negli ultimi tempi questo romanzo è tornato alla ribalta grazie alla serie televisiva da esso ispirata, e che sfrutta l’onda lunga di alcuni temi oggi particolarmente attenzionati, in primis il ruolo della donna nella società, la parità di genere, il corpo femminile. Il romanzo tratta sicuramente di questi temi, e lo fa con una profondità che spesso manca nel dibattito contemporaneo. La trama non è particolarmente entusiasmante, più interessante è l’esperimento mentale che ne è alla base: quello di una società, rigida, controllata, nel quale al genere sessuale corrispondono, necessariamente, ruoli e compiti precisi. Non solo. Nella società immaginaria e post-apocalittica descritta dall’ancella, si vanno a ricreare tutte quelle stratificazioni sociali e culturali tipiche dei regimi totalitari.  Ed è qui che il romanzo dà il meglio di sé: come il totalitarismo manipola anche il corpo delle persone? È possibile mantenere una libertà teorica, mentale, mentre il nostro corpo è obbligato a rituali, ruoli, compiti imposti?

“Il racconto dell’ancella” ci consegna una storia passabile (quantomeno a parare di chi scrive) ma che è sostenuta da delle riflessioni interessanti, che suscitano domande fondamentali anche oggi: non tanto per una millantata liberazione sessuale (o di genere), quanto per la liberazione stessa dell’uomo – e delle donne da ogni tentativo di imporre, dall’alto, un destino alle nostre vite.

Matteo Colombo

 

 

 

 

 

 

 

 

Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood (traduzione italiana di C. Pennati, 2017, ed. originale 1985, Ponte delle Grazie Editore, 398 pagine)

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