PERMETTIMI DI ANDARE AVANTI

Un frammento di un volume di J.L. Borges, che un amico mi ha descritto come lettura “indispensabile”, recita così: “Insisterò a cercarlo fino al giorno / dei miei ultimi passi sulla terra”. Di quale ricerca parla l’autore argentino? E quale coraggio – o forza – spingono a un tentativo che arrivi alle soglie dei nostri ultimi passi?

Nei “Nove racconti” di J. Salinger – recensito dal nostro Matteo Colombo – si intravede una direzione di marcia non scontata per capirlo. Il vuoto “che non lascia tregua” ai protagonisti del libro è il sintomo di una perdita che si svela nelle ultime pagine: “Se le cose sembra che finiscano a un certo punto, è solo perché la gente di solito non le sa guardare che in quel modo”. Manca, insomma, un modo di vedere la realtà con la profondità dell’eterno. Come si conquista un occhio capace di tale spessore?

“Sette minuti dopo mezzanotte” ce lo racconta. Nella recensione della nostra Chiara Soldi, il ragazzino protagonista della storia si illude di evitare i conti con la durezza della malattia della madre. La sfugge. La ignora pur avendola davanti a sé. L’irruzione di un “altro”, in quel modo insolito ma concreto che leggerete nel libro, permetterà a Conor l’impensabile addentrarsi in quella sua ferita. Qui c’è tutto. Il solo modo per prendersi sul serio, per fare i conti con quella “ricerca” di cui Borges parla, per muovere passo dopo passo nelle tortuosità della vita e guardarla con un respiro eterno, è trovare qualcuno che già respiri così, che riaccenda in noi una speranza, un desiderio, il nostrostesso-medesimo desiderio asciugatosi col tempo. Susanna Tamaro, nella sua struggente biografia, ne parla in questo modo: “E’ la misteriosa e gratuita dinamica dell’incontro a permetterci di andare avanti”.

 

Cristiano Guarneri